r muocch vellut : la polenta bollita. Tra tanti detti della nostra saggezza popolare, penso meriti di mensione anche la nostra cultura gastronomica. “R muocch vellut” nell’alto Molise, è una ricetta esclusiva di Carovilli. In qualche altra regione pare che ci sia qualcosa di simile. In tempi ormai remoti per risparmiare tempo (da dedicare a altri lavori), le nostre massaie, usavano appendere sul fuoco, il paiolo (cuttriegl) pieno di acqua , tocchetti di patate e sale. Una volta giunta a bollore, vi buttavano dentro la farina di granoturco, tutta insieme, a formare un unico blocco. La lasciavano bollire per circa un ora, senza muoverla. Trascorso questo tempo, levavano il ” cuttriegl” dal fuoco e toglievano l’acqua in eccesso, tenendola da parte. Allora cominciavano a lavorare la polenta (a menà r muocch) aggiungendo all’occorrenza un poco di acqua di cottura. Una volta ottenuta una polenta ben soda, si lasciava qualche istante sul fuoco affinchè facesse “la vescia”, cioè affinchè per effetto del calore emettesse un sibilo di vapore, che determinava il suo distaccamento dal paiolo. Fatto questo, la si rovesciava su una tavolozza, la si modellava con le mani bagnate e si tagliava a fette, rigorosamente con un filo di cotone e dal basso verso l’alto, per evitare di rovinare le fette, infine si condiva con vari sughi: pomodoro, salsiccia,peperoni e formaggio ad esempio. Provare per credere e buon appetito tenendo presente che : addò sta ust nge stà perdenza (dove c’è gusto non c’è perdenza).
la pizza ch n’zà a pasqua n’zà chiù : la pizza che non si ha a pasqua non si ha più. (cioè. cogli l’attimo, perchè quello che potresti avere oggi domani non è sicuro.)
tiemb de guerra pan de veccia : in tempo di guerra pane di “veccia”. (la “veccia” è una pianta infestante dei campi di grano che produce dei semi neri più piccoli di un acino di pepe. viene separata dal grano e data in pasto al pollame. in tempo di guerra, quindi di restrittezze economiche, questo lusso a volte non era possibile)
re uiè dla pignieta r sa la cucchiera : i guai della pentola li sa il cucchiaio. ( i guai interni alla pentola li può sapere solo il cucchiaio che vi gira dentro per mescolare il sugo. per esempio i guai di famiglia li possono sapere solo i familiari.)
n’è tutt or chel ch luce : non è tutto oro quello che luccica.
nz cambra : non si mangia carne. (riferito al periodo della Quaresima quando per penitenza il giorno delle “ceneri” e tutti i venerdì non si mangia la carne. in tempi più remoti alcune persone non mangiavano carne per tutti i 40 giorni.)
i giorni più importanti del Carnevale sono senza dubbio giovedì grasso e martedì grasso, da noi : giuvdì scarpellar (le “scarpelle” sono un dolce tipico del Carnevale carovillese) e martdì grass. A questi si interponeva il venerdì :”venerdì caciaruol (del formaggio) con il detto “venerdì caciaruol, quò ne n tè z’mpegna r lenzuol” (venerdì caciaruol chi non ne ha si impegna il lenzuolo )
sciocca e squoglia. (nevica e (la neve) si scioglie) . Riferito al clima si intende quando nevica a temperature relativamente alte e la neve si scioglie subito. riferito alla vita quotidiana si riferisce a una persona che non appena guadagna qualche soldo lo spende immediatamente.
febbrar curt curt o è r meglie o è r peie de tutt. (febbraio corto corto o è il migliore o è il peggiore di tutti (gli altri mesi).
una volta uno dei pericoli per i bambini nelle campagne dei nostri paesini non erano certo le macchine. però lo potevano essere i pozzi. quindi i nostri nonni ci raccomandavano di non andare vicino ai pozzi dicendoci: “ne iet accand ar puzz ca c’iarresce la ciaraffa” (non andate vicino al pozzo che ci esce la giraffa. e noi avevamo paura.)
ce vo chel che ce vò e zà i a Castiegl : ci vuole quello che ci vuole e si deve andare a Castel di Sangro. (Castel di Sangro in passato era un punto di riferimento commerciale per i paesi dell’alto Molise, in particolare per quelli attraversati dalla ferrovia, difatti era facilmente raggiungibile in treno e vi si trovava di tutto.)
che l’acqua passata ne macena re mulin: l’acqua che è già passata non fa girare più il mulino. (questa frase si usa per evitare rancori dopo una discussione o una lite)
n’accattà uiè. (i guai non andarteli a cercare)
ome
vruoccla è figl a foglia. (il broccolo è figlio della foglia. come dire : tale padre tale figlio.)
a capezza n’derra. (letteralmente: a fune per terra. questa dicitura in pratica è una specie di clausola di un contratto di vendita: quando un contadino portava alla “fiera” (mercato del bestiame) un animale o vecchio o un poco malandato, lo vendeva a basso costo con questa clausola che lo declinava da ogni responsabilità.)
cierchie a lung mal tiemb accurt, cierchie accurt mal tiemb a lung. ( cerchio lontano maltempo vicino, cerchio vicino maltempo lontano. A volte osservando la luna piena si può notare un alone di vapore acqueo a forma di anello. a volte è di piccolo diametro a volte è notevolmente più grande. in base a questa differenza i nostri antenati prevedevano il tempo. pare che ci sia anche una spiegazione scientifica a questo fenomeno.)
si chinda a giuvdì mmies alla settmana. (sei come giovedì in mezzo alla settimana : riferito a chi sta sempre in mezzo ai fatti degli altri.)
mazza e panell fienn r figl bell. (da intendere: che i genitori, usando un poco di severità e non facendo mancare il necessario riescono a far crescere bene i propri figli.)
re mal fatiatur fatian la fescta e re maltiemb. ( i cattivi lavoratori lavorano o quando è festa o quando è maltempo).
le fatie dla nott appieren la matina. ( i lavori fatti di notte appaiono la mattina. cioè: quando si fanno dei lavori che andrebbero fatti di giorno con il buio, ovviamente non possono riuscire bene. quindi il mattino successivo vengono alla luce tutti gli errori fatti.)
re uordapass addò te mocceca iell te lassa. ( per “uordapass” si intende un serpentello velenoso quindi il detto dove ti morde ti lascia (morto).)
avoglia a fischiè se l’uosen ne vo vev. (ai voglia a fischiare se l’asino non vuole bere). I contadini credevano che per invogliare l’asino ad abbeverarsi contasse fischiare. però se l’asino non aveva sete comunque non beveva. quindi il senso del detto è che è difficile convicere qualcuno a fare cose contro la propria volontà.
lena de pir ne scallan r fir. (legname di pero non scaldano i figli) .
meglie stizz a cundà che acqua a parà. (meglio poche gocce di pioggia che addirittura si possono contare che tanta acqua da cui è difficile ripararsi)
mitt-t ch chir meglie de te e farr pure l spese. (frequenta persone migliori di te e fagli pure le spese)
quod la zita z’è maretieta, arriescen tutt r’nnamuriet. ( quando la zitella si è sposata escono tutti gli innamorati. cioè : quando c’è qualche cosa a disposizione di tutti, nessuno l’apprezza. una volta che qualcuno se ne appropria, in molti si rendono conto dell’utilità o della convenienza della stessa.)
Tra tanda iell n’ze fa miè iuorn. (se ci sono tanti galli che cantano non si fa mai giorno.)
Uh che bell’acqua, teness na picca uoglie, facess le pan cuott teness le pan. (un tizio, vicino ad un ruscello, apprezzando la limpidezza e la purezza dell’acqua commentò:oh che bella acqua, avessi un poco di olio, farei il panecotto, avessi il pane. in pratica questo tizio aveva solo l’acqua del fiume. cioè: ne teneva mangh l’uocchie pe chiegne. (non aveva neanche gli occhi per piangere) oppure: Teneva tand picca quond accria (aveva tanto poco quanto a niente)
ma vulisse cagniè re cuop cla coda- (vorresti cambiare la testa con la coda. cioè vorresti cambiare qualche cosa di buono con qualche cosa peggiore.)
che ne no te spicc e che ne scì t’mbicce. (a volte se dici di “no” non prendi impegni, se dici di “si” probrabilmente avrai solo grattacapi.)
ogni munn è paese. ( ogni mondo è paese. nel senso che paese che vai ,. usanza che trovi.)
ogni lassata è prduta. (ogni occasione lasciata è persa.=)
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di seguito potremmo dire che comunque: “ogni picca iova” (ogni poco giova)
e dopo dobbiamo dire anche ” ngrieziaddia” e “drbenedica” (ringraziando Dio e Dio li benedica)
