r muocch vellut : la polenta bollita. Tra tanti detti della nostra saggezza popolare, penso meriti di mensione anche la nostra cultura gastronomica. “R muocch vellut” nell’alto Molise, è una ricetta esclusiva di Carovilli. In qualche altra regione pare che ci sia qualcosa di simile. In tempi ormai remoti per risparmiare tempo (da dedicare a altri lavori), le nostre massaie, usavano appendere sul fuoco, il paiolo (cuttriegl) pieno di acqua , tocchetti di patate e sale. Una volta giunta a bollore, vi buttavano dentro la farina di granoturco, tutta insieme, a formare un unico blocco. La lasciavano bollire per circa un ora, senza muoverla. Trascorso questo tempo, levavano il ” cuttriegl” dal fuoco e toglievano l’acqua in eccesso, tenendola da parte. Allora cominciavano a lavorare la polenta (a menà r muocch) aggiungendo all’occorrenza un poco di acqua di cottura. Una volta ottenuta una polenta ben soda, si lasciava qualche istante sul fuoco affinchè facesse “la vescia”, cioè affinchè per effetto del calore emettesse un sibilo di vapore, che determinava il suo distaccamento dal paiolo. Fatto questo, la si rovesciava su una tavolozza, la si modellava con le mani bagnate e si tagliava a fette, rigorosamente con un filo di cotone e dal basso verso l’alto, per evitare di rovinare le fette, infine si condiva con vari sughi: pomodoro, salsiccia,peperoni e formaggio ad esempio. Provare per credere e buon appetito tenendo presente che : addò sta ust nge stà perdenza (dove c’è gusto non c’è perdenza).
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Per salvatore
Ottima quella della “la vescia”
Pensa di raccogliere il tutto in un libro o cd in futuro
saluti andrea
Commento di andrea — 12 febbraio 2008 @ 08:37
riprendiamo i luoghi e i detti di una volta
Commento di andrea — 11 marzo 2009 @ 14:51