Archiviato in: Senza categoria — Salvatore @ feb 8th, 2008

r muocch vellut : la polenta bollita.  Tra tanti detti della nostra saggezza popolare, penso meriti di mensione anche la nostra cultura gastronomica. “R muocch vellut” nell’alto Molise, è una ricetta esclusiva di Carovilli. In qualche altra regione pare che ci sia qualcosa di simile. In tempi ormai remoti per risparmiare tempo (da dedicare a altri lavori), le nostre massaie, usavano appendere sul fuoco, il paiolo (cuttriegl) pieno di acqua , tocchetti di patate e sale. Una volta giunta a bollore, vi buttavano dentro la farina di granoturco, tutta insieme, a formare un unico blocco. La lasciavano bollire per circa un ora, senza muoverla. Trascorso questo tempo, levavano il ” cuttriegl” dal fuoco e toglievano l’acqua in eccesso, tenendola da parte. Allora cominciavano a lavorare la polenta (a menà r muocch) aggiungendo all’occorrenza un poco di acqua di cottura. Una volta ottenuta una polenta ben soda, si lasciava qualche istante sul fuoco affinchè facesse “la vescia”, cioè affinchè per effetto del calore emettesse un sibilo di vapore, che determinava il suo distaccamento dal paiolo. Fatto questo, la si rovesciava su una tavolozza, la si modellava con le mani bagnate e si tagliava a fette, rigorosamente con un filo di cotone e dal basso verso l’alto, per evitare di rovinare le fette, infine si condiva con vari sughi: pomodoro, salsiccia,peperoni e formaggio ad esempio. Provare per credere e buon appetito tenendo presente che : addò sta ust nge stà perdenza (dove c’è gusto non c’è perdenza).


 

 Archiviato in: Senza categoria — Salvatore @ feb 7th, 2008

la pizza ch n’zà a pasqua n’zà chiù : la pizza che non si ha a pasqua non si ha più. (cioè. cogli l’attimo, perchè quello che potresti avere oggi domani non è sicuro.)

tiemb de guerra pan de veccia : in tempo di guerra pane di “veccia”. (la “veccia” è una pianta infestante dei campi di grano che produce dei semi neri più piccoli di un acino di pepe. viene separata dal grano e data in pasto al pollame. in tempo di guerra, quindi di restrittezze economiche, questo lusso a volte non era possibile)


 

 Archiviato in: Senza categoria — Salvatore @ feb 6th, 2008

re uiè dla pignieta r sa la cucchiera : i guai della pentola li sa il cucchiaio. ( i guai interni alla pentola li può sapere solo il cucchiaio che vi gira dentro per mescolare il sugo. per esempio i guai di famiglia li possono sapere solo i familiari.)

n’è tutt or chel ch luce : non è tutto oro quello che luccica.


 

 Archiviato in: Senza categoria — Salvatore @ feb 6th, 2008

nz cambra : non si mangia carne. (riferito al periodo della Quaresima quando per penitenza il giorno delle “ceneri” e tutti i venerdì non si mangia la carne. in tempi più remoti alcune persone non mangiavano carne per tutti i 40 giorni.)


 

 Archiviato in: Senza categoria — Salvatore @ feb 5th, 2008

i giorni più importanti del Carnevale sono senza dubbio giovedì grasso e martedì grasso, da noi : giuvdì scarpellar (le “scarpelle” sono un dolce tipico del Carnevale carovillese) e martdì grass. A questi si interponeva il venerdì :”venerdì caciaruol (del formaggio) con il detto “venerdì caciaruol, quò ne n tè z’mpegna r lenzuol” (venerdì caciaruol chi non ne ha si impegna il lenzuolo )


 

 Archiviato in: Senza categoria — Salvatore @ feb 2nd, 2008

ch la vrtà che dic pierd pariend e amic : a volte dicendo la verità puoi perdere parenti e amici.


 

 Archiviato in: Senza categoria — Salvatore @ feb 2nd, 2008

sciocca e squoglia. (nevica e (la neve) si scioglie) . Riferito al clima si intende quando nevica a temperature relativamente alte e la neve si scioglie subito. riferito alla vita quotidiana si riferisce a una persona che non appena guadagna qualche soldo lo spende immediatamente.

febbrar curt curt o è r meglie o è r peie de tutt. (febbraio corto corto o è il migliore o è il peggiore di tutti (gli altri mesi).

una volta uno dei pericoli per i bambini nelle campagne dei nostri paesini non erano certo le macchine. però lo potevano essere i pozzi. quindi i nostri nonni ci raccomandavano di non andare vicino ai pozzi dicendoci: “ne iet accand ar puzz ca c’iarresce la ciaraffa” (non andate vicino al pozzo che ci esce la giraffa. e noi avevamo paura.)

ce vo chel che ce vò e zà i a Castiegl : ci vuole quello che ci vuole e si deve andare a Castel di Sangro. (Castel di Sangro in passato era un punto di riferimento commerciale per i paesi dell’alto Molise, in particolare per quelli attraversati dalla ferrovia, difatti era facilmente raggiungibile in treno e vi si trovava di tutto.)

che l’acqua passata ne macena re mulin: l’acqua che è già passata non fa girare più il mulino. (questa frase si usa per evitare rancori dopo una discussione o una lite)

n’accattà uiè. (i guai non andarteli a cercare)

ome