vruoccla è figl a foglia. (il broccolo è figlio della foglia. come dire : tale padre tale figlio.)
a capezza n’derra. (letteralmente: a fune per terra. questa dicitura in pratica è una specie di clausola di un contratto di vendita: quando un contadino portava alla “fiera” (mercato del bestiame) un animale o vecchio o un poco malandato, lo vendeva a basso costo con questa clausola che lo declinava da ogni responsabilità.)
cierchie a lung mal tiemb accurt, cierchie accurt mal tiemb a lung. ( cerchio lontano maltempo vicino, cerchio vicino maltempo lontano. A volte osservando la luna piena si può notare un alone di vapore acqueo a forma di anello. a volte è di piccolo diametro a volte è notevolmente più grande. in base a questa differenza i nostri antenati prevedevano il tempo. pare che ci sia anche una spiegazione scientifica a questo fenomeno.)
si chinda a giuvdì mmies alla settmana. (sei come giovedì in mezzo alla settimana : riferito a chi sta sempre in mezzo ai fatti degli altri.)
mazza e panell fienn r figl bell. (da intendere: che i genitori, usando un poco di severità e non facendo mancare il necessario riescono a far crescere bene i propri figli.)
re mal fatiatur fatian la fescta e re maltiemb. ( i cattivi lavoratori lavorano o quando è festa o quando è maltempo).
le fatie dla nott appieren la matina. ( i lavori fatti di notte appaiono la mattina. cioè: quando si fanno dei lavori che andrebbero fatti di giorno con il buio, ovviamente non possono riuscire bene. quindi il mattino successivo vengono alla luce tutti gli errori fatti.)
re uordapass addò te mocceca iell te lassa. ( per “uordapass” si intende un serpentello velenoso quindi il detto dove ti morde ti lascia (morto).)
avoglia a fischiè se l’uosen ne vo vev. (ai voglia a fischiare se l’asino non vuole bere). I contadini credevano che per invogliare l’asino ad abbeverarsi contasse fischiare. però se l’asino non aveva sete comunque non beveva. quindi il senso del detto è che è difficile convicere qualcuno a fare cose contro la propria volontà.
lena de pir ne scallan r fir. (legname di pero non scaldano i figli) .
meglie stizz a cundà che acqua a parà. (meglio poche gocce di pioggia che addirittura si possono contare che tanta acqua da cui è difficile ripararsi)
mitt-t ch chir meglie de te e farr pure l spese. (frequenta persone migliori di te e fagli pure le spese)
quod la zita z’è maretieta, arriescen tutt r’nnamuriet. ( quando la zitella si è sposata escono tutti gli innamorati. cioè : quando c’è qualche cosa a disposizione di tutti, nessuno l’apprezza. una volta che qualcuno se ne appropria, in molti si rendono conto dell’utilità o della convenienza della stessa.)
Tra tanda iell n’ze fa miè iuorn. (se ci sono tanti galli che cantano non si fa mai giorno.)
Uh che bell’acqua, teness na picca uoglie, facess le pan cuott teness le pan. (un tizio, vicino ad un ruscello, apprezzando la limpidezza e la purezza dell’acqua commentò:oh che bella acqua, avessi un poco di olio, farei il panecotto, avessi il pane. in pratica questo tizio aveva solo l’acqua del fiume. cioè: ne teneva mangh l’uocchie pe chiegne. (non aveva neanche gli occhi per piangere) oppure: Teneva tand picca quond accria (aveva tanto poco quanto a niente)
ma vulisse cagniè re cuop cla coda- (vorresti cambiare la testa con la coda. cioè vorresti cambiare qualche cosa di buono con qualche cosa peggiore.)
che ne no te spicc e che ne scì t’mbicce. (a volte se dici di “no” non prendi impegni, se dici di “si” probrabilmente avrai solo grattacapi.)
ogni munn è paese. ( ogni mondo è paese. nel senso che paese che vai ,. usanza che trovi.)
ogni lassata è prduta. (ogni occasione lasciata è persa.=)
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di seguito potremmo dire che comunque: “ogni picca iova” (ogni poco giova)
e dopo dobbiamo dire anche ” ngrieziaddia” e “drbenedica” (ringraziando Dio e Dio li benedica)
annata d’ossa, vernata grossa. (cioè: annata ricca di ossa ( intese come semi di frutta e come gusci di noci e noccioline) è presagio di un inverno rigido.
l’acqua va al mar ( l’acqua va al mare inteso che i soldi vanno dove sono altri soldi)
n’tiemp de guerra, pan de veccia. ( in tempo di guerra è buno anche il pane di “veccia” un legume selvatico, poco nutriente che nasce nei campi di grano) ( quond è fam è fam)
se n’è vacca è vov. ( se non è mucca è bue. come dire se non è zuppa è pan bagnato.)
tra limb e lamb. (in bilico)
acqua e fuoch ne tienn luoch. ( cioè: acqua e fuoco sono difficili da dominare)
ognune sa iss e dii sa tutt. ( ognuno sa i fatti propri e dio sa tutto di tutti)
locch locch=chien chien= piano piano
le chiecchiera ze le porta re viend.( le parole se le porta il vento: cioè : ci vogliono o i fatti o le cose scritte)
I ne me facce scuacciuò le nuce ngape: io non mi faccio schiacciare le noci in testa( non mi faccio imporre le idee altrui)
palma mbossa, vranga assutta. ( se domenica delle palme il tempo è piovoso, quando si miete il grano sicuramente sarà bel tempo. ( la vranga è la manciata di grano che si prende quando si mieteva con la falce (assutta=asciutta)-
attacca l’uosen addò dice re padrone. (lega l’asino dove dice il padrone. cioè: chi lavora per conto altrui, deve fare quello che gli ordina il padrone anche se a volte è vero anche che : attacca re padrone addò dice l’uosen.)
art pd’art e r lup al pecura (ad ognuno la sua arte. quella del lupo è cacciare le pecore)
é meglie pan e cepolla alla casa teia. (è meglio pane e cipolla a casa tua. cioè: a volte si deve preferire affrontare molte difficoltà nel proprio paese anzichè andare altrove in cerca di fortuna. purtroppo, ai nostri tempi, qui da noi, questo detto ha perso molto di credibilità, in quanto, se continua così, molto probabilmente saremo costretti ad emigrare.
nel bar la sera spesso gruppi di persone si incontrano per fare insieme qualche partita a tressette, è usanza mettere in gioco la bevuta. chi perde paga. però chi beve è deciso dalla “legge” . la legge la fa chi perde e con essa si decide il “padrone” e il “sotto”. sono loro che destinano i bicchieri della bevuta. la “legge” si fa con le carte e il cartaio decide come farla. ad esempio porto la legge che faccio io : “meglie e meglie vendesett , frusc e premera ne val , scala e tre cos tutt alla maggior, la scala de quattr è meglie de chela de cing.” (meglio e meglio (i due punti maggiori) ventisette (a contare le carte chi ha questo punto può decidere di fare il padrone o il sotto) scala e tre cose ( 4 carte in scale o 3 carte uguali fanno lo stesso considerando che l’ultimo “ficco” è il migliore, e che la scala di quattro carte è meglio di quella di cinque.)
se marz ne marzeia abbril la malpenza (se marzo non “marzeggia” cioè non è pazzerell con il tempo, aprile pensa male e fa cattivo tempo)
se ne può vatt suocch viett sacchetta (se non puoi battere il sacco batti il sacchetto” nel senso che se non puoi fare quello che vorresti fare, fai quello che ti riesce di fare)
la sacchetta vacanda nze mandè allerta ( il sacco vuoto non si regge in piedi, nel senso che una persona a digiuno non puo stare in piedi)
premette e abbà ognun sa fà (promettere e gabbare ognuno sa fare)